CASSAZIONE- INAMMISSIBILE EX ART. 360 BIS, N. 1, C.P.C. IL RICORSO CONTRO UN PROVVEDIMENTO CHE HA DECISO LA QUESTIONE IN MODO CONFORME ALLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE–(AVV. GIULIO CORSINI-BDC LEGAL)

La Corte di Cassazione, sezione VI-2, con ordinanza n. 33518 pubblicata in data 11.11.2021, in accoglimento delle tesi difensive del controricorrente difeso dall'avv. Giulio Corsini, ha dichiarato inammissibile ai sensi dell'art. 360 bis, n. 1, c.p.c. il ricorso presentato dalla parte ricorrente avverso una sentenza emessa dalla Corte di Appello di Roma con la quale l'appello principale era stato dichiarato improcedibile per essere stato iscritto a ruolo un giorno in ritardo rispetto al termine di dieci giorni previsto dall'art. 165 c.p.c.. L'allora appellante, peraltro nella fase di gravame, aveva chiesto di essere rimessa in termini con istanza presentata, ai sensi dell'art. 153, c. 2 c.p.c., sette mesi dopo la tardiva iscrizione a ruolo. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l'istanza di rimessione in termini per tardività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso avverso richiamando il principio per cui "La rimessione in termini...deve essere domandata dalla parte interessata senza ritardo e non appena essa abbia acquisto la consapevolezza di avere violato il termine stabilito dalla legge o dal giudice".

COMPRAVENDITA IMMOBILIARE – MANCANZA DI AGIBILITA’- L’ACQUIRENTE OTTIENE IL SEQUESTRO CONSERVATIVO EX ART. 671 C.P.C. SUI BENI IMMOBILI E MOBILI E SUI CREDITI DEL VENDITORE – AVVOCATO GIULIO CORSINI- BDC LEGAL.

Il Tribunale di Roma, sezione decima civile in persona del dott. Francesco Cina, con provvedimento emesso in corso di causa in data 20-27/7/2021 ha concesso ad alcuni acquirenti di un immobile, rappresentati e difesi in giudizio dall’avv. Giulio Corsini, il sequestro conservativo, ex art. 671 c.p.c., sui beni immobili o mobili e/o su cose o somme dovute alla società venditrice. Il Tribunale, in particolare, ha ritenuto che la mancanza di agibilità è causa di riduzione del valore di mercato del cespite oggetto di compravendita sussistendo pertanto il requisito del fumus boni juris in merito all’azione di risarcimento danni intentata dagli acquirenti nei confronti della società immobiliare venditrice. Il tribunale, pertanto, avendo riscontrato, nella fattispecie, anche la sussistenza del concorrente requisito del periculum in mora  ha concesso la misura cautelare richiesta. 

NOTAIO- INVENTARIO DI EREDITA’– AZIONE ORDINARIA DEL NOTAIO INCARICATO PER IL PAGAMENTO DEL COMPENSO- AMMISSIBILE – NECESSITA’ DI PREVENTIVA RICHIESTA DI LIQUIDAZIONE AL GIUDICE CHE HA NOMINATO IL NOTAIO - INSUSSISTENZA. AVV. FRANCESCA BUCCIARELLI DUCCI

La Corte di Appello di Firenze con sentenza n. 1213 pubblicata il 16.6.2021, in accoglimento delle argomentazioni svolte dall’avv. Francesca Bucciarelli Ducci, nell’ambito di una vertenza avente ad oggetto il pagamento degli onorari dovuti ad un notaio per l’esecuzione, su incarico del giudice, di un inventario di una eredità, ha rigettato l’appello della controparte appellante che lamentava che il Tribunale avesse disatteso l’eccezione secondo cui gravasse sul notaio l’onere di chiedere la liquidazione del suo compenso al giudice che lo aveva nominato per la procedura inventariale, a norma dell’art. 83 D.Lgs. 113/2002, con conseguente inammissibilità della pretesa fatta valere dal notaio in sede ordinaria contro gli eredi. Il Collegio della Corte di Appello di Firenze, ha ritenuto infondato il motivo statuendo che “Contrariamente a quanto afferma l’appellante, deve ritenersi applicabile anche a questa fattispecie il principio affermato da Cass. civ. Sez. II, 31/03/2006, n. 7633, secondo cui l’ausiliare del giudice può sempre agire in via sussidiaria e ordinaria nei confronti delle parti dopo la conclusione del giudizio nel quale ha prestato la sua opera, se non abbia ottenuto la liquidazione del suo compenso in quella sede”.

CHIAMATA DEL TERZO EX ART. 269 C.P.C.- IL TERZO CHIAMATO NEL GIUDIZIO INTRODOTTO FRA ALTRI NON HA INTERESSE A SOLLEVARE CONTESTAZIONI SULLA RITUALITÀ DELLA PROPRIA CHIAMATA CON RIGUARDO AL RAPPORTO PROCESSUALE ORIGINARIO AVV. FRANCESCA BUCCIARELLI DUCCI

La Corte di Appello di Firenze con sentenza n. 1213 pubblicata il 16.6.2021, in accoglimento delle argomentazioni svolte dall’avv. Francesca Bucciarelli Ducci, ha rigettato l’appello della controparte appellante che eccepiva la nullità della propria chiamata in causa in primo grado in quanto il chiamante non aveva proceduto alla notificazione nel rispetto dei termini a comparire e ciò nonostante era stato rimesso in termini al fine di procedere nuovamente alla chiamata del terzo. Il terzo costituitosi in giudizio eccepiva la nullità della chiamata. La Corte di Appello di Firenze ha rigettato il motivo affermando che “Rileva infatti il Supremo Collegio che il terzo chiamato nel giudizio introdotto fra altri, non può svolgere, in quanto privo di interesse, “eventuali contestazioni che ineriscono la stessa ritualità della propria chiamata (…) con riguardo al rapporto processuale originario (…) poiché esse riguardano il rapporto processuale altrui ma non sono suscettibili di pregiudicarne la decisione, avendo solo determinato l'ingresso del terzo nel processo, che altrimenti in quel rapporto sarebbe stato precluso”. Di qui il principio secondo cui “quando il convenuto ha esercitato il potere di chiamare un terzo in causa senza l'osservanza del precetto di cui all'art. 269 c.p.c., comma 2 (...) la decadenza così verificatasi dev'essere eccepita dalla parte attrice e rilevata d'ufficio dal giudice in detta udienza. “Qualora, invece, il giudice, in difetto di eccezione della parte attrice, conceda in tale udienza al convenuto un termine per la chiamata per un'altra udienza successiva, deve ritenersi che - ferma restando la possibilità della proposizione di un'eccezione dell'attore nella prima difesa successiva alla concessione di tale termine circa l'irritualità dell'esercizio di tale potere da parte del giudice e, quindi, circa la nuova nullità verificatasi, nonché ferma restando la possibilità di una revoca del provvedimento da parte del giudice ai sensi dell'art. 177 c.p.c., comma 1 - il terzo che venga chiamato in causa in forza del provvedimento del giudice non può eccepire la irritualità dell'esercizio di tale potere, atteso che egli è carente di interesse a farla valere, dovendo il suo interesse a far valere questioni relative al rapporto processuale originario correlarsi alla correttezza della decisione in merito o in rito su di esso e non alla stessa ritualità della chiamata"

ARBITRATO INTERNAZIONALE – PUBBLICAZIONE SULL’YEARBOOK COMMERCIAL ARBITRATION DI UN LODO EMESSO DA UN COLLEGIO ARBITRALE PRESIEDUTO DALL’AVV. MARIA THERESIA ROERIG CORSINI IN UNA PROCEDURA ARBITRALE INTERNAZIONALE CAM

Pubblicato sull’Yearbook Commercial Arbitration – 2020- Volume XLV - un lodo emesso da un collegio arbitrale presieduto dall’avv. Maria Theresia Roerig in una procedura arbitrale internazionale amministrata dalla Camera Arbitrale di Milano avente ad oggetto un contratto di distribuzione stipulato tra una società venditrice italiana e una società distributrice di nazionalità serba.

MARIA THERESIA ROERIG - CO-CHAIR ARBIT - announces AIA-CAM Pre-Moot – Webinar organized by ARBIT on 10 February 2021 (14.30-16.00): "Virus, Vaccines and Arbitration Clauses: Orderly Circulation is Key.”

The event organized by ArbIt (Italian Forum for Arbitration) and regarding the topics of the AIA CAM Pre-Moot (art. 42 CISG as well as “joinder and consolidation”) is co-sponsored by AIA (Associazione Italiana per l’Arbitrato) and the Milan Chamber of Arbitration (CAM):

Welcome Remarks

Maria Theresia Roerig, Co-Chair, ARBIT; BDC Studio Legale, Rome

Speakers

Professor Franco Ferrari, NYU School of Law

Anne-Carole Cremades, Schellenberg Wittmer, Geneva

Michele Sabatini, Co-Chair, ARBIT; ArbLit, Milan

For registration please email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

instructions to join the webinar will be circulated the day before the event 

VENDITA IMMOBILIARE – IN CASO DI VENDITA DI UN IMMOBILE SITO IN UN FABBRICATO DI RISALENTE COSTRUZIONE, I DIFETTI MATERIALI DOVUTI ALLO STATO DI VETUSTA’ NON INTERGRANO UN VIZIO EX ART. 1490 C.C.. (AVV. GIULIO CORSINI)

Il Tribunale di Roma con sentenza 14903 pubblicata il 20.10.2020 ha rigettato la domanda avanzata da una società immobiliare acquirente di un immobile nel centro storico di Roma che lamentava che la società venditrice, assistita dall’avv. Giulio Corsini, le avesse celato, e aveva comunque omesso di informarla, durante le trattative ed in sede di stipula del preliminare di vendita e del contratto definitivo, della necessità che sul fabbricato dovessero essere effettuati importanti lavori di consolidamento strutturale chiedendo pertanto una riduzione del 15% del prezzo di acquisto oltre il risarcimento del danno. Il Tribunale ha respinto la domanda evidenziando che il “compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all’art. 1492 c.c. è gravato dell’onere di offrire la prova dell’esistenza dei vizi” e che “Tuttavia, la riconoscibilità del vizio (equiparata alla conoscenza) esclude il sorgere della garanzia” e che “In caso di vendita di un bene appartenente a un edificio condominiale di risalente costruzione, i difetti materiali conseguenti al concreto ed accertato stato di vetustà ovvero al tempo di realizzazione delle tecniche costruttive utilizzate, non integrano un vizio rilevante ai fini previsti dall'art. 1490 c.c., essendo la garanzia in esame esclusa tutte le volte in cui, a norma dell'art. 1491 c.c., il vizio era facilmente riconoscibile, salvo che, in quest'ultimo caso, il venditore abbia dichiarato che la cosa era immune da vizi… essendo onere dell’acquirente esaminarlo con attenzione e diligenza”.

Applicando tali principi al caso concreto il Tribunale ha osservato che “Vi erano lesioni visibili dall’esterno, concentrate maggiormente sulle murature perimetrali di facciata” e “Il quadro visibile delle fessurazioni, unitamente valutato alla vetustà dell’edificio, avrebbe dovuto indurre” vista anche "l'importanza dell'acquisto" la società immobiliare acquirente che "si apprestava ad acquistare un appartamento sito in uno stabile realizzato tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, a verificare diligentemente, secondo il principio di autoresponsabilità, le condizioni strutturali dello stabile, da eseguirsi attraverso un tecnico di fiducia o mediante l’esame dei verbali assembleari”.

DIRITTI REALI – SENZA ANIMUS REM SIBI HABENDI NON C’E’ USUCAPIONE (AVV. GIULIO CORSINI)

Il Tribunale di Grosseto con sentenza 356 pubblicata il 5.6.2020 ha accolto la domanda di rivendica promossa da un proprietario terriero, assistito dall’avv. Giulio Corsini, che lamentava che terzi si fossero appropriati di un suo vasto tenimento. Instaurata la causa il convenuto si costituiva spiegando domanda riconvenzionale di usucapione del terreno. Il Tribunale di Grosseto ha evidenziato che il non uso da parte del proprietario fondiario di per sé non comporta l’estinzione del diritto di proprietà che è imprescrittibile fatti salvi gli effetti dell’usucapione. Tuttavia il tempo utile al maturare dell’usucapione decorre solo dal momento in cui il terzo provi di aver incominciato a possedere con l’animus rem sibi habendi. In tal senso meri interventi che il terzo abbia effettuato, in absentia domini, sul terreno al fine di tutelare la  propria limitrofa proprietà non sono idonei a configurare l’animus richiesto dalla normativa disciplinante la fattispecie dell’usucapione.

DIRITTO INTERNAZIONALE – IL GIUDICE CIVILE A CUI E’ STATA RIMESSA DAL G.I.P., EX ART. 263, C. III C.P.P., LA RISOLUZIONE DELLA CONTROVERSIA SULLA PROPRIETA’ DELLE COSE SEQUESTRATE DECIDE SULLA PROPRIA GIURISDIZIONE - (AVV.TI ROERIG E CORSINI)

Il Tribunale di Lagonegro (ex Tribunale di Sala Consilina) con sentenza 107 pubblicata il 29.7.2020 ha accolto l’eccezione di difetto di giurisdizione dell’autorità giurisdizionale italiana sollevata da una importante società di noleggio di auto di lusso di nazionalità tedesca assistita dagli avv.ti Maria Theresia Roerig e Giulio Corsini. Un imprenditore italiano titolare di un autosalone citava la società tedesca dinanzi al Tribunale di Sala Consilina sostenendo di aver subito il sequestro, nell’ambito di un procedimento penale promosso in Italia contro ignoti,  di un’auto di grande cilindrata che l’imprenditore affermava di aver acquistato al prezzo di mercato da terzi senza conoscere l‘origine illecita dell’automobile. L’imprenditore proponeva, ai sensi dell’art. 263 c. v, c.p.p., istanza di dissequestro al G.I.P. il quale rilevato che a sua volta la società tedesca si affermava proprietaria dell’automobile, rimetteva, ex art. 263, c. III, c.p.p., le parti dinanzi al Tribunale civile di Sala Consilina per la risoluzione della controversia sulla proprietà delle cose sequestrate. Il Tribunale di Lagonegro (ex Sala Consilina) con la sentenza in esame ha tuttavia affermato che “secondo consolidato orientamento della Corte europea (cfr. ex multis, CG 20.5.2010 in causa C-111/2009) l'art. 24 del Regolamento C.E. n. 44\2001, va interpretato nel senso che il giudice adito deve dichiararsi competente qualora il convenuto si costituisca in giudizio e non sollevi un'esplicita eccezione di difetto di competenza giurisdizionale, poiché tale costituzione configura una fattispecie di proroga tacita della giurisdizione. Nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale, invece, la parte convenuta ha, fin dalla comparsa di costituzione e risposta sollevato eccezione di difetto di giurisdizione dell’Autorità adita”. Partendo da tale presupposto il Tribunale ha dichiarato che nella specie non sussistesse la giurisdizione italiana in quanto “Il regolamento C.E. n. 44\2001 "concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale", al fine di accordare alle norme sulla competenza un alto grado di prevedibilità, ha, quindi, sancito il principio generale della competenza dell'autorità giurisdizionale del domicilio del convenuto, consentendo di derogarvi solo in casi rigorosamente determinati, nei quali la materia del contendere o l'autonomia delle parti giustifichi un diverso criterio di collegamento basato, comunque, sulla stretta connessione tra l'autorità giurisdizionale e la controversia così da garantire la certezza del diritto ed evitare la possibilità che il convenuto sia citato davanti a un'autorità giurisdizionale di uno Stato membro che non sia per questi ragionevolmente prevedibile. Ed invero, la società convenuta ha la sede legale in Germania, a ………, quindi, ai sensi del succitato art. 2, doveva essere citata innanzi all’autorità giurisdizionale tedesca non avendo la stessa anche altre sedi in Italia. Né tantomeno possono trovare applicazione le norme contenute nelle sezioni da 2 a 7 richiamate dall’art. 3 del Regolamento C.E.”

Procedura civile - Improcedibile l'appello tardivamente iscritto – non accoglibile la remissione in termini non tempestiva – Avv. Giulio Corsini (BDC LEGAL)

La Corte di Appello di Roma con sentenza n. 1346 pubblicata in data 21.02.2020, accogliendo l’eccezione sollevata dall’avv. Giulio Corsini per la parte appellata, ha dichiarato improcedibile l’appello promosso da parte appellante per essere stato tardivamente iscritto a ruolo (nella specie l’appellante aveva iscritto a ruolo l’appello decorsi undici giorni dalla prima notificazione dell’atto di citazione di appello così non rispettando il disposto di cui all’art. 165 c.p.c. richiamato dall’art. 347 c.p.c.. che prevede che l’attore debba iscrivere a ruolo la causa “entro dieci giorni dalla notificazione della citazione al convenuto”. La Corte di Appello di Roma, sempre in accoglimento di altra eccezione sollevata dall’avv. Giulio Corsini, ha altresì ritenuto di non poter accogliere ben due istanze di rimessione in termini presentate da parte appellante ex art.153 c.p.c. in quanto non tempestive ribadendo il principio consolidato nella giurisprudenza della Suprema Corte secondo cui in caso di legittimo impedimento per ottenere la rimessione in termini è necessaria “la tempestività della iniziativa della parte, da intendere come immediatezza della reazione al palesarsi della necessità di svolgere un’attività processuale ormai preclusa” (nella specie l’appellante, incorsa nella tardiva iscrizione a ruolo dell’appello, aveva presentato una prima istanza di rimessione in termini circa sette mesi dopo l’intervenuta decadenza e una seconda istanza circa un anno dopo).(2020)

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